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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla (A.Baricco – Novecento)

7 Paesi in 30 giorni. Tappa 11: San Sebastiàn (Spagna)

Le stradine di San Sebastiàn

Giacomo ed io arriviamo ad Irun, al confine spagnolo con la Francia, verso mezzogiorno. Le 13 ore di treno notturno (leggi qui che tipo di treno) ci hanno distrutto. Nonostante sia inizio agosto, ci accolgono nuvole e una pioggerella sottile. Cerchiamo un treno per San Sebastiàn, dove passeremo un paio di giorni, per poi spostarci in altri luoghi dei Paesi Baschi. Il centro non è male, mi colpisce subito l’aria spagnoleggiante che mi ricorda le viuzze del centro di Madrid dove vivevo.

Per due notti saremo ospitati da Amaia grazie al Couchsurfing. Quando arriva con la sua Peugeot 106 scassata, capisco già che la grassoccia signora di 45 anni è una persona alla mano. La casa non  solo splendida, ma anche a nostra completa disposizione: dorme dai suoi e ci lascia le chiavi. Ci accompagna a fare un giro in macchina descrivendoci la città: è gentilissima, disponibile e le piace accogliere le persone per ascoltare i racconti di chi viaggia come lei non può fare.

La cena del viaggiatore

La cena del viaggiatore

Dopo un pranzo a base di biscotti e cocomero, all’ora di cena moriamo di fame! Considerati i prezzi poco economici dei pinxtos (le tapas basche), facciamo un salto al supermercato e ci prepariamo una cena a casa per inaugurare questa parte di viaggio insieme. Due etti a testa di pasta all’amatriciana e un numero indefinito di piccole salsicce leggermente piccanti ci stendono.

San Sebastiàn dal Monte Urgull

San Sebastiàn dal Monte Urgull

San Sebastiàn dal Monte Urgull 2

Rinunciamo alla giornata di mare sulle spiagge basche, perché il cielo è nero anche il secondo giorno. Le vetrate multicolore di una chiesa gotica danno nuova luce alla giornata cupa. La salita al monte Urgull, che sovrasta il promontorio al centro della città, mi dà un senso di ritiro spirituale, con i viottoli che alternano pareti d’alberi nel bosco a mura di cinta sopravvissute per secoli alle intemperie. Dalla sommità del castello una colossale statua del Cristo benedicente veglia sugli abitanti, mentre ai suoi piedi un piccolo museo racconta ai turisti la storia del popolo basco. Anche il museo San Telmo, che provvidenzialmente è gratis proprio questo giorno, ci aiuta a conoscere meglio la storia di questo popolo.

Senso di indipendenza difficile da conquistare, quasi di frustrazione, permea le sale del museo che raccontano storia, tradizione, cultura dal cibo ai mestieri, dalle feste alle lotte, dai viaggi agli sport. Una della cose che colpisce di più è la tradizione sportiva in cui sollevamento pietre, taglio della legna, regate, rimandano indietro nel tempo ma si dimostrano attuali e fondamentali per un popolo che sente il bisogno costante di dimostrare – forse più a se stesso che agli altri – la propria forza e capacità di vivere e crescere senza il contributo altrui. La pelota basca e la sua versione evoluta (la cesta punta) completano la cerchia degli sport particolari e unici di questa nazione.

Opere d'arte di dubbio gusto

Opere d’arte di dubbio gusto

Sense of freedom

Sense of freedom

L’acqua fredda dà sollievo ai piedi stanchi mentre passeggiamo scalzi sul bagnasciuga. Percorriamo tutta la lunga spiaggia fino al Pettine del vento: 3 contorte istallazioni in ferro ossidato che spuntano dalla scogliera ai piedi del monte Igueldo. Questo pare crollato su se stesso, con le pareti spioventi alternate a dolci pendii ricoperti d’alberi. Accanto all’opera d’arte di dubbio gusto, la grande terrazza di pietra a strapiombo sul mare ha dei fori che producono fortissimi soffi d’aria alimentati dalla pressione delle onde. Non riesco a non sorridere nel vedere i visi entusiasti dei bambini che ci giocano e le pose inverosimili delle foto che la gente scatta qui. Dopo una sosta al palazzo Miramar, ignoriamo il vento e il cielo cupo e ci gettiamo nell’acqua gelata del mare.

La sera finisce da veri Couchsurfers, con una cena tipica preparata da Amaia assieme ad altri due ospiti che condivideranno la notte con noi: una donna francese e suo figlio di 11 anni che stanno facendo il Cammino di Santiago. Sogno di farlo, in futuro, in compagnia di una giovane donna come lei: semplice, carina, temeraria: che abbia come me la voglia di viaggiare a dispetto di difficoltà e incertezze. Mi addormento pensando a una vita assieme a qualcuno che, insieme a me, sia in grado di superare ogni ostacolo della vita.

Andrea Cuminatto

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LEGGI QUI LA TAPPA N°9: Lussemburgo (Lussemburgo)

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7 commenti su “7 Paesi in 30 giorni. Tappa 11: San Sebastiàn (Spagna)

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