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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla (A.Baricco – Novecento)

Come sopravvivere in Austria in un viaggio all’insegna della sfiga

Quando programmi qualche giorno in Austria  i primi di gennaio, immagini mercatini di Natale che colorano i borghi, i tetti ricoperti di neve, l’odore di cannella e chiodi di garofano che aromatizzano il vin brulé bevuto fra storie e risate. C’è però da mettere in conto che a volte, dopo tanti viaggi, capita quello in cui la parola d’ordine è “sfiga”.

SFIGA N.1: IL TRAFFICO. Il viaggio sembrava iniziare bene quando, da Firenze, partiamo con 3 ragazzi che ci hanno chiesto un passaggio tramite Blablacar. Contenti per riuscire a recuperare parte delle spese di viaggio ed avere al contempo una compagnia simpatica fino a Bolzano, partiamo carichi d’entusiasmo e procediamo tranquilli fino a Modena, dove una coda interminabile blocca l’autostrada. Sotto alla prima neve d’inverno, che decide di cadere proprio ora con fiocchi grandi quanto albicocche, procediamo a passo di tartaruga in letargo, arrivando a Bolzano con 2h30m di ritardo. Ma che sarà mai qualche ora persa, quando abbiamo davanti 4 giorni di viaggio!

MeranoSFIGA N.2: LA MACCHINA. Una sosta a Merano, passeggiando lungo l’Adige e respirando già la magia dell’inverno che quest’anno a Firenze sembra non arrivare mai, e possiamo ripartire. Con un Tedesco davanti che frena in salita, arriviamo al lago di Resia che il sole è già tramontato. Mentre cerchiamo la strada per scendere famoso campanile che spunta dall’acqua (sotto al lago artificiale c’è un paesino sommerso), la frizione dell’auto decide di abbandonarci. Quando la sfiga ti colpisce non ti si rompe un tergicristallo, non ti fuma il radiatore, non si buca una gomma: quando la sfiga vuole colpirti spacca di netto la frizione, un mese dopo il termine della garanzia dell’auto, lasciando a bocca aperta anche il più accanito meccanico altoatesino. Così, chiamato un carrattrezzi che si porta via la macchina, l’unica soluzione per andare avanti è prendere un taxi fino a Telfs, la cittadina vicino a Innsbruck in cui alloggiamo. Abbiamo pensato di rinunciare al viaggio, di tornare a casa, ma la signora che ci affitta l’appartamento, mossa a compassione, ascolta la nostra disgrazia e ci offre la cena. Col pensiero che ci sarà sempre qualcuno disposto ad aiutarci, non molliamo e proseguiamo.

InnsbruckSFIGA N.3: INNSBRUCK (La città delle piccole e grandi sfighe). La mattina prendiamo un treno per il capoluogo tirolese, ancora indecisi su cosa fare. Abbiamo prenotato due notti a Salisburgo e dobbiamo trovare il modo di arrivarci. Prima di tutto proviamo a lasciare i trolley nelle cassette di sicurezza della stazione ma sono tutte, proprio tutte, occupate. Quindi giriamo la città con i bagagli e questo non ce la fa certo godere. Intanto, visto che il treno per Salisburgo costa oltre 45€ a testa, cerchiamo un passaggio su Blablacar. I tre passaggi possibili risultano tutti pieni. Pensiamo così di noleggiare un’auto ma, ovviamente, è domenica e quindi gli unici autonoleggi aperti sono all’aeroporto. Ci compriamo il necessario per i panini e ci avviamo un po’ abbattuti alla fermata del bus per l’aeroporto, provando un certo disgusto per questa città che non siamo riusciti ad apprezzare. Infiliamo le monete nella macchinetta dei biglietti e, giusto il tempo di prenderli, arriva un sms: si sono liberati due posti per un passaggio. Siamo ormai consapevoli di viaggiare con la nuvoletta di Fantozzi sulla testa (anche se spruzza neve) e pranziamo alla fermata dell’autobus controllando la gente che deve prendere l’autobus. Riusciamo per fortuna a rivendere i biglietti ad una famiglia di Italiani. Partiamo con una giovane coppia alla volta di Salisburgo, contenti, per lo meno, di aver risparmiato sul tragitto e di poter giungere alla nostra prossima tappa.

SalisburgoSalisburgo 2SFIGA N.4: L’AUTOBUS. Quella passata a Salisburgo è una giornata positiva. Alloggiamo in una bella casetta fuori città, ben collegata con l’autobus al centro. Dal mattino visitiamo con entusiasmo la città di Mozart, resa magica dalla coltre di neve caduta proprio il giorno precedente. Riusciamo finalmente a trovare la gioia della vacanza, perdendoci fra le stradine illuminate, assaggiando prodotti tipici e scaldandoci con una tazza di vin brulé a metà giornata. Vediamo la cattedrale e giriamo attorno al castello, scattiamo foto dall’alto della collina e passeggiamo lungo il fiume. La sera scopriamo una sorta di enorme taverna in cui ceniamo con stinco di maiale e birra, sentendoci a pieno integrati nella cultura locale. Andiamo a prendere l’autobus di ritorno con largo anticipo, pregustando una serata tranquilla e rilassante. La giornata era andata troppo bene: l’autobus passa dal lato opposto della strada. Scopriamo che sulla fermata, in tedesco, c’è scritto che la fermata è stata spostata sul lato opposto. Quello successivo è dopo 1h30m.

UN PO’ DI FORTUNA. Tornare a casa con i mezzi pubblici avrebbe un costo esorbitante. Per fortuna troviamo un passaggio al mattino con Blablacar. Un signore molto gentile che viaggia con la sua cagnolina Carlotta e ci porta fino a Bologna, da dove abbiamo un altro passaggio fino a casa. Durante il tragitto, carica una coppia di autostoppisti, lei Tedesca e lui Argentino. Il viaggio si trasforma in uno scambio di storie e scoperta di culture, parliamo in tre lingue diverse e ridiamo con la stessa allegria. Arriviamo a casa stanchi, consapevoli che non è stata la vacanza sognata da tempo: non abbiamo visto i posti che ci eravamo prefissati, non abbiamo avuto il relax che attendevamo. Ma abbiamo conosciuto persone e cose nuove, e soprattutto abbiamo trovato delle difficoltà e le abbiamo sconfitte insieme, comprendendo che ogni ostacolo superato mano nella mano è un nodo più forte che si forma nel nostro legame.

Andrea Cuminatto

Foto di Eleonora Burroni

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