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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla (A.Baricco – Novecento)

Al servizio dell’altro. La mensa Caritas di via Baracca a Firenze

Mensa Caritas 1Alle 8.30 di una piovosa mattinata di febbraio, il traffico in una delle principali arterie fiorentine è caotico. Fra un clacson che suona e una pozzanghera trasformata in fontana da un pullman, ognuno guarda davanti a sé, con la propria fretta come unico obiettivo. Intanto in quell’edificio di via Baracca, dietro i muri grigi come il cielo di questa mattina, decine di persone si muovono dall’alba per fare qualcosa di unico.

Bussi, ti apre un sorridente Francesco, che accoglie i nuovi volontari con entusiasmo. Grembiule, guanti, cuffia: dopo pochi minuti sei già agli ordini di una cuoca frenetica che ti brontola per come tagli il formaggio o di un anziano volontario che ti mostra con perizia come pulire il radicchio. Enza è una delle veterane del posto, fa servizio alla mensa da oltre 25 anni. Ci troviamo fianco a fianco a preparare il sugo per la pasta di oggi. Mentre apriamo insieme le tante confezioni di pesce surgelato donate alla Caritas, iniziamo a parlare del più del meno. Dopo una ventina di pacchi siamo già immersi in un’intensa conversazione. Quando il pentolone è pieno, è nata un’amicizia.

Mensa Caritas 2Giù, nel magazzino, i ragazzi di Villa Pepi – giovani rifugiati Africani, arrivati nei mesi scorsi attraverso il Mediterraneo – preparano le verdure per i prossimi pasti. I più poveri al servizio dei più poveri: accolti a Firenze, senza niente in tasca, decidono di mettersi al servizio degli altri. Il servizio accanto a loro diventa anche occasione di confronto interculturale. Da dove vieni? Stai imparando un po’ di Italiano? Ti piace Firenze? Vedere due ventenni nati a migliaia di chilometri che parlano mentre affettano carote e cipolle è una scena che dovrebbe essere negli occhi di tutti, soprattutto di chi governa questo Paese, questi Paesi.

Quando le porte si aprono il clima è di festa. Non si protesta col cameriere per la cottura della pasta, non ci si lamenta perché al tavolo accanto fanno chiasso. Si sorride, tutti. A volte è difficile: non ci sono solo stranieri, non ci sono solo clochard. Tanti Italiani, tanti giovani che potresti incontrare in ufficio, sul treno, in fila alle poste, senza mai pensare dove pranzano oggi. Ma qui ognuno è accolto allo stesso modo, c’è da mangiare per tutti, c’è posto per tutti. Dire “buongiorno”, sorridere, fa parte del servizio. Non si dona solo un pasto, si dona un momento di condivisione, di gioia.

Andrea Cuminatto

 

 

 

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