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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla (A.Baricco – Novecento)

L’organista inglese che fa rivivere a Firenze la musica del Cinquecento

Organo Badia Fiorentina 3Organo Badia Fiorentina 2La Badia Fiorentina è stata protagonista, dal 13 al 15 febbraio, di un evento nascosto. L’organo del 1558 di Zeffirini presente nella chiesa di via del Proconsolo a Firenze, è stato suonato dall’organista inglese Robin Walker per la registrazione di un disco, realizzato con la collaborazione di don Mario Costanzi e del suo studio Suonamidite.

Walker vive vicino a Cambridge e insegna musica d’organo alla Royal College of Organists Academy. Anni fa ha vissuto un periodo a Firenze ed è rimasto innamorato della città e dei suoi luoghi più segreti, fra cui la Badia Fiorentina, in cui si trova quest’organo davvero unico nel suo genere. Il disco è tutto di musica del 1500 – spiega – e di diverse nazionalità. Quest’organo è il più adatto a suonare musiche di quel periodo composte in Paesi diversi, a causa della sua storia: proprio nel periodo in cui è stato costruito, in tutta Europa si stavano iniziando a fare organi specializzati per la musica del luogo. Ogni paese ha il suo stile musicale e l’organo è uno strumento che rispecchia nei suoni il modo di parlare della gente, la maniera in cui le persone mangiano, si atteggiano, vivono. Ecco, quest’organo era per l’epoca un po’ ‘vecchio stile’: era stato realizzato in un momento di transizione, con tante influenze del passato comune europeo, prima della definizione di stili diversi. Per questo, non avendo influenze specifiche, è così adatto a suonare musiche italiane come inglesi, tedesche come olandesi.

Organo Badia Fiorentina 4Con i microfoni sparsi per la chiesa, perché il suono di questo strumento vola nell’aria avvolgendo tutto l’ambiente, è stato possibile captare queste note di 5 secoli fa, riscoperte da un grande musicista contemporaneo. Mentre i giganteschi mantici pompano l’aria nascosti dietro al muro, i tasti più piccoli di quelli moderni costringono le dita a movimenti obbligati, rendendo naturale una sequenza di note apparentemente strana. Nel suonare devo cercare di immaginare la musicalità di quel tempo, e nessuno sa com’è. Ma la struttura della tastiera non permette di muovere le dita con sequenze a cui siamo abituati. Gli spazi ristretti mi obbligano a suonare in un modo che probabilmente era quello dell’epoca.

In un ambiente come questa chiesa, i ritmi del XVI secolo nelle orecchie, chiudendo gli occhi e riaprendoli davanti ai dipinti di Lippi e Vasari, avvolgono l’ascoltatore facendolo tornare indietro nel tempo, in un’epoca dalle arie magiche e cariche di mistero. Ma in uno strumento tanto imponente e autorevole, si nascondono dei giochi: due tasti segreti attivano suoni  speciali con meccanismi intercambiabili, dando la possibilità di riprodurre, anche grazie a giochi d’acqua, lo squillo di una tromba, il cinguettio di un uccellino, il frinire di un grillo.

Andrea Cuminatto

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