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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla (A.Baricco – Novecento)

Una scappata in Rodano-Alpi. Parte 2: Lione e dintorni

04-05 GENNAIO 2017

viaggio-rodano-alpi-2Il nostro viaggio non si è fermato ad Annecy (Vedi parte 1). Lungo la strada facciamo una brevissima visita a Chambery, che però non ci dice niente. Ad eccezione di una fontana con gli elefanti, pare non ci sia nulla da vedere. Arriviamo così in serata a dormire a Roussillon, nei pressi di Lione. La mattina siamo carichi di entusiasmo. Come è successo finora, anche questa giornata inizia con la nebbia, ma non ci scoraggiamo. Dedichiamo un paio d’ore al centro di Vienne, piccola città di epoca romana nella quale risaltano il teatro (attualmente usato per eventi) e il Tempio di Augusto e Livia. Quest’ultimo è perfettamente conservato, ma si trova dal lato opposto della città e presi dal girovagare ci dimentichiamo completamente di andarci.

Lione 1Lione 5Lione 2Lione 3Lione 4Lione ci accoglie col sole che sbuca dalle nuvole e riflette sul Rodano e sulla Saona alla loro confluenza alle porte della città. La terza città della Francia non è certo la più famosa per le bellezze artistiche, ma vale quanto basta da trascorrerci una giornata. Dalla maestosa piazza Bellecour, si ha una stupenda vista della basilica di Fourviere, che giganteggia sulla città. All’entrata dell’ufficio turistico, un addetto ci chiede che lingue parliamo e ci manda allo sportello dove una tizia che dovrebbe parlare correntemente spagnolo sa a stento un po’ di inglese. Ci arrangiamo a gesti e cerchi a penna sulla mappa.

Il quartiere di St. Jean è il vero centro storico della città. Stretto fra la Saona e la collina di Fourviere, è pieno di viuzze caratteristiche e colorate. La cattedrale, ovviamente di St. Jean, è famosa per il grande orologio astronomico e il suo carillon che diverse volte al giorno muove figure di animali e le scene dell’Annunciazione. Per il resto, la chiesa è apparentemente uguale alla parigina Notre Dame (e a molte altre grandi chiese francesi), forse solo un po’ più luminosa e ricca di vetrate colorate. La cosa più curiosa del quartiere sono sicuramente i traboules, veri e propri passaggi segreti nascosti nelle strutture dei palazzi. Alcuni ci vengono indicati all’ufficio turistico: entrando in un portone comunissimo, ti trovi in un cunicolo che porta non solo alle scale per salire alle case soprastanti, ma anche a sbucare in un’altra via del quartiere.

Salire a Fourviere è possibile con la funicolare, ma preferiamo farlo a piedi, per goderci ogni angolo delle intrecciate scalinate che si arrampicano sulla collina. Non avevo ancora perso nulla, e ovviamente perdo il cappello nel santuario. Dopo aver girato due volte i tre piani della gigantesca struttura, fra chiesa, cripta e cappelle varie, trovo un addetto alle pulizie, che mi porta alla ricerca di una signora che, a quanto pare, lo ha trovato. Per trovare lei, però, ci mettiamo un’infinità, girando girando ogni angolo e finendo anche nella sala di controllo delle telecamere di sorveglianza, per individuare l’anziana assorta in preghiera. Sul tardo pomeriggio una leggera pioggerella ci spinge a visitare il Museo di belle arti. Abituati a ciò che abbiamo in Italia, l’unica positività della scelta è stata scaldarci per un po’. Vorremmo finire la serata in bellezza con una cena tipica: a quanto si legge a giro, Lione è la città in Francia in cui si mangia meglio. Se già di per sé la cucina francese non è la nostra preferita, capitare per sbaglio un’osteria turistica non è un colpo di fortuna. Difficilmente consiglieremmo a qualcuno ciò che abbiamo provato.

Palazzo ideale 1Palazzo ideale 2Per l’ultima mattinata del nostro viaggio scegliamo una meta del tutto inusuale: il Palazzo Ideale del postino Cheval. Nell’entroterra fra Lione e Grenoble, circondato dal nulla cosmico di campi piatti e vuoti, sorge un magnifico palazzo che ricorda i racconti delle Mille e una notte. No, non è vero. Nel nulla cosmico sorge una stramboide costruzione che un postino mezzo pazzo ha fatto nel proprio orto, anziché piantarci cavoli e pomodori come i suoi vicini di casa. A quanto pare, questo fantomatico postino di fine ‘800 un giorno trovò un sasso strano che gli ricordò un sogno che aveva fatto a proposito di un palazzo stupefacente. Così decise – come chiunque avrebbe fatto – di dedicare 33 anni della propria vita per costruirsi in giardino un qualcosa di indefinito e poco sensato che però ha ispirato vari artisti, fra i quali Picasso. Non potevamo trovare un’attrazione “artistica” più divertente, oltre al fatto che la scritta “Divieto di non toccare” risveglia lo spirito bambino di mettere mani e piedi ovunque per godere appieno della creatività dell’artista.

Andrea Cuminatto

Foto di Eleonora Burroni

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